Procuratore della Cassazione: il g8 una vergogna nazionale

 

 Simone Pieranni, 6.11.2014 “Il Manifesto”

Genova 2001. Processo per falsa testimonianza dell'ex questore di Genova Colucci

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De Gennario

 © Reuters

 

 

Secondo il pro­cu­ra­tore gene­rale della Cas­sa­zione Enrico Dele­haye, il pro­cesso con­tro l’ex que­store di Genova Fran­ce­sco Colucci, impu­tato per falsa testi­mo­nianza, andrebbe rifatto. E «quello che è acca­duto al G8 è stata una ver­go­gna nazio­nale al pari di quello che suc­cede nei paesi del Suda­me­rica e nel Bur­kina Faso. Non siamo stati capaci di ela­bo­rare una norma sulla tor­tura in grado di dare una san­zione a tutto quello che è acca­duto. Abbiamo evi­tato una bar­ba­rie con le con­danne per i fatti della Diaz ma non si è evi­tato che i reati, a mano a mano, si pre­scri­ves­sero». Per i più sme­mo­rati, del resto si tratta di que­stioni pro­ces­suali del 2007, il pro­cu­ra­tore gene­rale, oltre ai fatti del G8 del 2001, si rife­ri­sce a uno dei tanti rivoli pro­ces­suali, del pro­ce­di­mento per l’irruzione alla scuola Diaz.

Nel 2007 i pm geno­vesi che lavo­ra­vano al fasci­colo in rela­zione alla Diaz, ave­vano scelto solo dieci delle cen­ti­naia di inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che. In quelle tele­fo­nate l’ex que­store di Genova Fran­ce­sco Colucci diceva alcune cose, tra cui que­sta: «Il capo mi ha detto che devo aggiu­stare il tiro sulla stampa». In pra­tica Colucci, chia­mato a testi­mo­niare nel mag­gio del 2007, avrebbe dichia­rato il falso nel ten­ta­tivo di sal­vare il suo capo di allora, Gianni de Gen­na­ro. Come è andata a finire lo sap­piamo, per chi se lo ricorda. Colucci venne con­dan­nato in primo e secondo grado a due anni e otto mesi di reclu­sione. Il suo ex capo e Fran­ce­sco Mor­tola, ex numero uno della Digos geno­vese, erano stati invece assolti in primo grado, con­dan­nati in appello e assolti defi­ni­ti­va­mente in Cassazione.

E ieri il pg della Cas­sa­zione ha svolto la sua requi­si­to­ria di fronte ai giu­dici della VI sezione penale che devono deci­dere – men­tre scri­viamo non c’è ancora la sen­tenza defi­ni­tiva — se con­fer­mare o meno la con­danna di Colucci. Dele­haye ha usato parole dure, a par­tire dalla con­di­zione di Colucci. Ad avviso del pg «è evi­dente che Colucci abbia ammor­bi­dito la sua pre­ce­dente dichia­ra­zione ma nono­stante que­sto non posso non rile­vare che la Corte d’appello ha acqui­sito le prove con­tro l’imputato in maniera asso­lu­ta­mente irri­tuale, vio­lando il prin­ci­pio del con­trad­dit­to­rio, che è uno dei tanti prin­cipi che ci riman­gono ed al quale non si può abdicare».

Dele­haye è piut­to­sto espli­cito al riguardo: «È asso­lu­ta­mente assurdo che De Gen­naro e Mor­tola siano stati giu­di­cati prima sepa­ra­ta­mente dal Colucci: ossia che il man­dante e il kil­ler siano giu­di­cati in momenti sepa­rati non è un modo bril­lante di affron­tare i processi».

Secondo l’accusa, Colucci avrebbe detto il falso ritrat­tando pre­ce­denti dichia­ra­zioni rese ai pub­blici mini­steri che coor­di­na­vano l’inchiesta. Oggi l’ex que­store è un pen­sio­nato. Secondo il sosti­tuto pro­cu­ra­tore gene­rale della Cas­sa­zione «è assurdo che l’unica verità pro­ces­suale emersa sia che alcuni fun­zio­nari di poli­zia aves­sero un pò esa­ge­rato e che sia stata sca­ri­cata la respon­sa­bi­lità che era di altri su qual­cuno. Colucci all’epoca dei fatti venne com­ple­ta­mente esau­to­rato da venti auto­re­voli per­so­naggi che pen­sa­vano di dare lustro alla poli­zia con una bella azione repressiva».